mercoledì 18 maggio 2016

LABORATORIO MUSICALE DI PERCUSSIONI

VIVA LA MUSICA!!!


Caro diario,
oggi a scuola abbiamo fatto un laboratorio musicale molto bello e divertente. Entrati in aula di musica, posizionati, c’erano dei djambe di diversi colori e forme e dietro a questi delle sedie. 

Dopo aver preso posto, il signore che ci avrebbe parlato degli strumenti si è presentato. Poi ci ha spiegato che cos’era lo strumento davanti a noi, ovvero un tamburo a forma di calice originario dell’Africa. Tutti erano rivestiti in pelle di capra o vitello, uno però era di plastica e ci ha spiegato che vengono fatti anche con questo materiale, perché la pelle assorbe l’umidità danneggiando il suono mentre la plastica non è influenzata dalle condizioni metereologiche. Quando, in seguito, abbiamo provato a suonare seguivamo un ritmo “po-mo-do-ro” :dopo averlo ripetuto tante volte ci è entrato in testa e così ci siamo fatti coinvolgere anche con il corpo. Dopo di chè ci ha mostrato moltissimi strumenti, alcuni mai visti e altri più comuni. Tra tutti me ne è piaciuto uno in particolare, non mi ricordo il nome però era di forma cilindrica con una lunga molla sul fondo ed emetteva un suono simile al temporale. Infine abbiamo scelto uno di questi strumenti e poi abbiamo suonato assieme.
Mi sono divertita veramente tanto e mi piacerebbe un giorno provare a rifare una lezione di questo tipo. 
Per oggi è tutto… a domani!
                                                                          Michela B., 2^A


Il 9 Aprile scorso io e la mia classe abbiamo partecipato ad una lezione concerto il cui tema erano le percussioni.
E’ venuto, per l’ora di musica, un esperto di questi strumenti, un uomo sulla cinquantina, simpatico ma un po’ strano per il suo modo di comportarsi e di spiegare. Aveva i capelli bianchi, lunghi e legati a coda, era vestito con pantaloni verde militare, una camicetta bianca e quando è uscito dalla scuola abbiamo visto che portava, anche con il sole, un cappello di lana a forma di cono.
Mi ha colpito la sua bellissima collana a forma di piccolo tamburello.
Solitamente l’aula di musica è un po’ noiosa perché non ci sono colori, le pareti sono spoglie e bianche, i banchi sono messi tutti in ordine ……. È come una classe normale insomma!
Quel sabato però quell' aula così “trasparente”  ha preso un colorito tutto nuovo per me.
Siamo entrati e i banchi non c’erano più, c’erano solo le sedie messe a cerchio con ognuna un tamburo di fronte; aperta la porta è scattata la corsa per il posto e tamburo migliore e devo dire che io sono sicuramente arrivata sul “podio”: il mio tamburo veniva dall’Africa, come la gran parte, era tutto a fasce colorate di verde, giallo, rosso e arancione, con una membrana di pelle vera, che faceva capire la sua storia e la sua lunga vita.
Sia per me che per tutti i miei compagni i tamburi avevano una forza irresistibile che ci spingeva a battere: non riuscivamo a star fermi!
Il “prof” ci faceva fare vari ritmi e tutti insieme formavano una melodia. Poi ha insegnato a tutti un ritmo particolare, consigliandoci di ripetere in testa la parola “pomodoro” divisa in sillabe.
Dopo i membranofoni è toccato agli idiofoni. Qui sono la stata la più fortunata, mi è capitato uno strumento mai visto prima, che faceva un rumore come di un  tuono.
Era un tubo di legno tutto intagliato con sotto  una molla libera che “ballando” faceva un suono simile al temporale. Per suonarlo non ci voleva molto, bastava scuotere, piano o forte, il cilindro, facendo vibrare la molla.
Ci ha fatto suonare anche con questi un po’ a caso per dieci minuti e poi abbiamo ripreso fino alla merenda con i tamburi.
L’ultimo pezzo di lezione però è stato il più divertente, perché il prof ci dirigeva come fossimo un’orchestra. Mentre suonavamo ci siamo resi conto che dalle porte dell’aula sbirciavano un sacco di ragazzi della scuola, a cui abbiamo praticamente offerto un concerto gratis.
Siamo usciti dalla classe di musica con le mani rosse che bruciavano come mai prima, ma felicissimi di aver passato un’ora di musica così divertente e piacevole. Io mi sono innamorata delle percussioni.


                                                                                              Lisa C., II D






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